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“La crisi si vince con un cortocircuito”, ci dice il guru di Sarko
Pubblicato il 27 settembre 2008, in Diario

Per il nuovo libro che esce a giorni Nicolas Baverez ha scelto un titolo avventuroso – “En route vers l’inconnu” – e un’epigrafe sull’incertezza e il desiderio di stabilità tratta dalle “Pensées” di Pascal. Ma per descrivere la crisi attuale e le sue conseguenze, conserva sangue freddo e lucidità. “E’ la crisi più difficile e delicata dalla fine degli anni Trenta – spiega l’economista fra i più ascoltati da Nicolas Sarkozy – Perché combina una crisi immobiliare, un credit crunch col rischio di crollo del sistema bancario, un crac in borsa e uno choc petrolifero col forte aumento del prezzo delle materie prime. Gli ultimi due elementi sono congiunturali,  i primi tre invece sono strutturali. Rischiamo un fortissimo choc deflazionista, e cioè la deflazione attraverso il debito, con categorie di attivi generate da un potere d’acquisto finto. La bolla finirà per sgonfiarsi, ma attraverso una violenta contrazione del potere d’acquisto (già diminuito per le famiglie americane del 13 per cento in un anno), delle attività, dei redditi e dei posti di lavoro, con in più un rischio sistemico che può portare al crollo del sistema bancario, al blocco del sistema internazionale e a una depressione come quella della fine degli anni Trenta”.

Evitare le barriere protezioniste

Non c’è da stare allegri, insomma, e si capisce allora il quadro fosco dipinto dal presidente Sarkozy nel suo ultimo discorso in gran parte ispirato dalle analisi di Baverez. Anche lui infatti, come Giulio Tremonti, pensa che questa crisi sia “la fine di un mondo” e non la fine del mondo. “La globalizzazione – dice Baverez – era un movimento dialettico tra forme di integrazione dell’economia, del mercato, della tecnologia, che avevano come punta avanzata la finanza, e forze di disintegrazione soggette a choc di identità. Oggi la forza di disintegrazione e il caos hanno preso il sopravvento sull’ordine geopolitico ed economico”. Ma la cosa che più colpisce Baverez non è la burrasca in cui siamo immersi, ma il tentativo di uscirne con soluzioni nazionali. “Il piano Paulson è utile, però serve soltanto alle banche americane. Intanto i russi cercano di mettersi al riparo, i cinesi hanno ipercapitalizzato le loro banche, le monarchie arabe del petrolio seguono la logica del ciascuno per sé, ma nessuno può rimettere in causa l’integrazione economica e i progressi della società aperta”. La crisi dunque investe in pieno il rapporto di forza tra i mercati e gli stati. “I mercati hanno avuto il vento in poppa, ora però non sono nemmeno in grado di indicare prezzi che abbiano qualche legame coi valori. Perciò stiamo assistendo al ritorno in primo piano degli stati, che devono dare garanzie, come si è visto in America con la nazionalizzazione dei grandi istituti finanziari e il salvataggio di Bear Stearns, o nel Regno Unito con la nazionalizzazione di Northern Rock, la prima banca salvata dall’intervento pubblico”. Ma la crisi, secondo Baverez, cambia i rapporti di forza anche tra la finanza e l’industria. “L’economia finanziaria era la punta avanzata della mondializzazione. Le imprese industriali che erano al traino ora tornano alla ribalta. Molte hanno guadagnato speculando sugli attivi. Morta la speculazione, è arrivato il momento di concentrarsi sui fondi di esportazione, sulle banche e le assicurazioni”. E’ questa, per Baverez, l’unica ricetta per evitare un nuovo ’29. “Salvare le banche ed evitare il ritorno di barriere protezionistiche. La rinazionalizzazione dei sistemi finanziari e delle economie avrebbe effetti drammatici di deflazione sul commercio internazionale. I paesi del nord hanno accumulato notevoli riserve di debiti, perciò adesso hanno bisogno del risparmio del sud. Cambia così il rapporto di forza tra nord e sud. Gli attivi infatti passeranno dalle deboli mani dell’occidente alle forti mani del sud. Il che accelererà le economie emergenti e il declino economico relativo dell’occidente, che riuscirà a mantere il suo primato finché sarà capace di attrarre cervelli”.
In questo senso, dunque, cresce il divario tra Europa e Stati Uniti. Mentre l’ipotesi di un sistema bancario europeo immune dal contagio, perché sottoposto a controlli e regolamenti più stringenti, è del tutto infondata agli occhi di Baverez. “Non è vero che il contagio non ci sarà o sarà minore. Le grandi banche utilizzano tutte gli stessi prodotti, hanno gli stessi clienti, e persino le stesse squadre. Appena il piano Paulson entrerà in vigore, permetterà di rassicurare le banche americane, ma a quel punto c’è da aspettarsi che le banche europee vengano colpite dalla speculazione, perché non sono affatto immuni al contagio, come dimostra il fallimento di Northern Rock o il default in cui è precipitata la svizzera Ubs”.
D’altra parte, Sarkozy nel suo discorso di Tolone è stato chiaro. Ha voluto dire la verità. Ha detto che la crisi attuale è effetto di una perversione dei valori del capitalismo. Ha puntato sulla rifondazione del sistema, invocando un nuovo rapporto tra stato e mercato, la moralizzazione del capitalismo finanziario, la fine delle remunerazioni esorbitanti, sanzioni severe per speculatori e responsabili del crac, e il ricorso alla regolamentazione internazionale. Ma il peggio deve ancora arrivare, ha detto Sarkozy ai francesi. Come mai tanto pessimismo? “Molti hanno vissuto l’illusione del ‘decoupling’ Stati Uniti-Unione europea – risponde Baverez – Ma in realtà non sono gli Stati Uniti a essere in recessione, bensì l’Europa. Irlanda,  Spagna, Regno Unito, Italia e Francia entreranno in recessione quando  anche l’altro motore della crescita che è l’export tedesco si bloccherà. Se i consumi in America sono in crisi, e l’Europa smette di esportare, anche la Cina si ferma. E se le banche smettono di fare credito, il default di imprese e aziende si moltiplica. E’ vero che, una volta rassicurate le banche, cosa che accadrà verosimilmente entro la fine dell’anno, lo choc principale sull’economia reale si sentirà nel 2009 – avverte Baverez – E Sarkozy fra i responsabili europei è stato il primo a fare una diagnosi in modo netto, giustamente, perché sa che cosa accadrà”.

La guerra dei tassi
Come uscire da una crisi così? Con la rinazionalizzazione delle banche e del credito, gli stati non finiranno per ricadere nella trappola della sovranità, che rende problematico ogni accordo internazionale? “Dobbiamo agire a vari livelli – risponde Baverez, tornando al piano Sarkozy – Mantenere la cooperazione; allargare il G8 al G13, includendo India, Cina, Brasile e Africa del sud in un tavolo di confronto sulla crisi finanziaria; rilanciare il round di Doha, per dare un segnale positivo contro i protezionismi; e soprattutto migliorare la cooperazione tra banche centrali”. E qui arriviamo al punctum dolens della politica sarkozysta. “La Bce e la Fed oggi nemmeno si parlano – sottolinea Baverez – Hanno strategie non soltanto diverse, ma irresponsabili”. Eppure quando Sarkozy domanda alla Bce di abbassare i tassi per rilanciare la crescita, i membri del Comitato esecutivo rispondono che non ne hanno mandato, perché il loro compito è assicurare la stabilità dei prezzi. “Quando si ha a che fare con rischi di tale natura, bisogna essere davvero irresponsabili per rifugiarsi dietro il mandato”, replica Baverez senza indulgenza. “In realtà oggi la Bce va oltre il suo mandato, perché l’inflazione è inferiore all’obiettivo del 2 per cento, ed è tutta importata. Più forte è l’euro, più debole è il dollaro, più aumenta il prezzo del petrolio. Alzando i tassi, la Bce crea l’inflazione che crede di combattere. Il suo mandato è assurdo e andrebbe completamente ripensato. Lo dimostra il modo calamitoso in cui la Bce ha gestito la crisi. Avrebbe dovuto abbassare i tassi invece di aumentarli quando l’Europa scivolava verso la recessione. Ha commesso un errore di politica economica, che incoraggia il crollo del credito, perché organizza contemporaneamente l’aumento dei prezzi e il loro blocco, facendo cadere migliaia di imprese e posti di lavoro, dal momento che oggi, in Europa, il mercato del danaro non funziona. In America, se paghi molto, puoi trovare danaro sul mercato. In Europa invece no, perché l’intero finanziamento passa attraverso le banche, le quali oggi non hanno accesso al mercato, non possono fare pagamenti di capitali, e per costituire le loro riserve avrebbero bisogno di una curva di tassi bassi a breve termine e alti a lungo, come in America, mentre accade l’opposto, e questo aggiunge recessione alla recessione”.

Le perplessità su una nuova Bretton Woods
Quanto a una nuova Bretton Woods auspicata dal ministro Giulio Tremonti e Sarkozy, Baverez sembra scettico: “Stiamo entrando nel mondo multipolare, piuttosto che elaborare un regolamento universale tra paesi diversissimi come la Cina, l’America, l’Europa e il Giappone, sarebbe meglio puntare su meccanismi di cooperazione che permettono azioni concertate. E’ questo che oggi manca, visto che gli Stati Uniti cercano di mantenere la loro supremazia, l’Europa è strutturalmente impotente, incapace di una politica controciclica, e i cinesi, che devono mantere una crescita al dieci per cento, per non creare un rischio forte in termini di disoccupazione, si battono per proteggersi, senza preoccuparsi del sistema mondiale. Dobbiamo uscire da questa situazione, facendo ciascuno uno sforzo. Il prezzo di mercato oggi non ha più niente a che vedere col valore degli attivi delle imprese. Se vogliamo ristabilire un’economia di mercato, dobbiamo innescare un cortocircuito, sospendere le regole comunitarie sugli aiuti di stato, e rivedere i criteri di Maastricht: il 3 per cento di deficit quando la crescita mondiale è al 5 per cento è troppo, e troppo poco quando il mondo è in recessione”.
Finita l’illusione di una globalizzazione felice, di una pace perpetua legata al commercio mondiale, il mondo multipolare s’annuncia instabile, percorso da crisi violente. Gestirlo si può, dice Nicolas Baverez, ma urge mantenere i nervi saldi: “Cedendo alle passioni, alla paura, alla demagogia protezionista, creeremo solo un mondo meno prospero e più pericoloso”.

Marina Valensise
© Il Foglio, 28 settembre 2008




permalink | inviato da marinavalensise il 27/9/2008 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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