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I segreti di Talleyrand, che condivie con me la sua stanza
Pubblicato il 23 marzo 2014, in Diario

Ogni sera, lasciando anotte fonda lo studiolo di Talleyrand, giro il pomello di ottone sulla portasegreta nascosta da un vecchio specchio fumé, afferro la maniglia dell’altra porticinache apre la segreteria di direzione, e mentre sto per affrontare il buio pesto diquelle stanze, dove una curiosa lacuna nell’impianto elettrico ha lasciatoinerti gli interruttori, sento aleggiare intorno a me una strana presenza, colsuo profumo d’altri tempi. Un aroma d’ambra, un profumo di cipria, il frusciodi un merletto invade d’un tratto l’angusto passaggio. E nel momento in cui ilsilenzio della notte avvolge le segrete stanze dell’hôtel de Galliffet, checollegano lo studiolo del principe di Benevento all’atrio sul peristilio con lecolonne monumentali, s’avverte un ticchettio inquietante. E’ un passo ineguale chesembra trascinarsi sulle antiche doghe a spina di pesce del vecchio parquet, unpasso felpato, scandito in tre tempi,  inframezzato dal tocco regolare di un bastone.All’improvviso, flebile come un sussurro, risuonano nelle notte parole ditenerezza: “Verrò a trovarvi stasera e sarò felice di entrare in casavostra....sono passato prima di mezzanotte e ho trovato tutto chiuso...Secontinuate a coricarvi alle otto mezzo, finirete per essere troppo grassa allafine dell’invierno...”. Ho ancora in mente i biglietti che Talleyrand scriveva nottetempoalla duchessa di Bauffremont,  e  le cui tracce,  scampate alla distruzione del castello diSagan, saccheggiato dai russi durante l’invasione della Slesia nel 1945, sonostate riesumate dal biografo dell’ex vescovo di Autun, Emmanuel Waresquiel. Inrealtà, nel buio della notte,  è un  altro tono a prevalere, quello dell’imperio cheesprime biasimo,  sdegno, riprovazione,altro che tenerezza:  “Anche oggi aveteprofanato il mio ricordo. Anche oggi, con le vostre triviali occupazioni, aveteimmesirito la mia gloria, avete offeso la mia aura immortale....” pare direquest’ombra inquietante che mi lambisce alle spalle . “Quanta meschinità, quanteineleganza, quale prodigiosa mancanza di grazia abitano ormai questi luoghi sontuosi,teatro  un tempo di sogni grandiosi e di potentiambizioni...Guardatevi allo specchio, con la vostra aria dimessa, coi vostriabiti cenciosi, le giacche sfatte, le barbe non curate. Dov’è lo stile, dov’èfinita la grandezza, dov’è il lusso? Come potete essere credibili conciati inquesto modo? Come potete fare effetto, convincere, persuadere, sedurre il  prossimo se trascurate la cura di voi stessiper apparire come dei poveracci?”. Il rimprovero risuona nel passaggio segreto dell’hôtel de Galliffet - verrebbe da obiettare, “giustissimoeccellenza, ma almeno noi non siamo più afflitti da gerarchie, diseguaglianze emancanza di igiene”, ma non è il momento. Quell’ombra del passato che continuaa ossessionare gli inquilini di queste stanze, si fa strada trascinando il suopasso zoppicante su un bastone, fra il rumore di serrature che saltano e diporte che s’aprono  d’improvviso come d’incantoal suo passaggio, lasciando entrare una ventata d’aria gelida. L’impressionedura un attimo, ma ripetendosi ogni sera sembra durare all’infinito. Bastasuperare il corridoio rimasto al buoi,  raggiungere l’atrio rischiarato dalla luna,aprire la vetrata sulle immense colonne ioniche, e l’ombra si dilegua, il suomonito, l’aroma  di ambra scompare  con la sua scia di capelli incipriati. Maogni sera l’impressione è la stessa, è come se l’ombra di Talleyrand lasciasseper un momento il suo silenzio sepolcrale, abbandonasse il regno dei morti, pertornare a abitare lo studiolo che si scelse all’Hôtel de Galliffet, quandol’estate del 1797 arrivò qui come  ministrodegli Esteri dal Direttorio, e dove oggi lavora il direttore dell’Istitutoitaliano di cultura a Parigi......


dal Foglio di sabato 22 marzo 2014. Inserto 10 e 11

(continua)




permalink | inviato da marinavalensise il 23/3/2014 alle 11:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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