www.marinavalensise.it
.
Annunci online

 


 
www.marinavalensise.it www.marinavalensise.it www.marinavalensise.it
   

Primo piano
Appuntamenti
Pubblicazioni
Articoli
Chi sono
Contatti
Blog
 
Link
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gino De Dominicis al MAXXI
Pubblicato il 29 maggio 2010, in Diario

Chi si espone e perché. Ritorniamo ai fondamentali ( niente di più inedito dell'edito)
http://www.ilfoglio.it/lacosamentale

“L’arte è sempre in diretta, è tutta contemporanea. A quella chiamata concettuale preferisco le donne di nome Concettina”
Pubblicato il 7 novembre 2007, in Articoli

1+0=0, 1967. Paper, 7x10 cm. Spalletti collection; De Dominicis?, 1970. Mixed Media, 19x24 cm.  Private collection.Roma. Di se stesso, dice di aver un carattere cuneiforme. In realtà è un gran seduttore e sa far ridere le donne. Gino De Dominicis vive in un palazzo del centro storico, dove ogni tanto compaiono e scompaiono cinque belle ragazze. Di giorno è irraggiungibile. Lo si può incontrare la notte. Inconfondibile, un colbacco di astrakan sui lunghi capelli, gli occhi duri e chiari che gettano lampi improvvisi di attenzione. Dei suoi quadri non esiste catalogo. Dei suoi scritti non esistono edizioni. Predilige le forme sciolte della contraddizione. Dice di essere nato in Italia qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ha esordito a 17 anni con un centinaio di quadri e disegni. Dal 1964 abita a Roma, dove ha esposto per la prima volta nel 1969. Fa pochissime mostre e le quotazioni delle sue opere, altissime, non dipendono dai meccanismi del mercato dell’arte. La critic internazionale lo ha definito “un artista d’immenso talento”. Nel 1985 ha vinto il premio internazionale per la pittura della Biennale di Parigi. Una sua opera del 1982, intitolata “No”, è stata acquistata dal Museum of Modern Art di New York. Ha rifiutato di partecipare a molte rassegne internazionali prestigiose, fra le quali Dokumenta a Kassel (1980) e la Biennale di Venezia (1995). Che cosa si nasconde dietro l’assenza di cataloghi o libri su Gino De Dominicis? “Si nascondono le mie opere che, giustamente, non vogliono essere fotografate”. Ma c’è chi dice che lei non ami nemmeno venderle le sue opere e che spesso cerchi di ricomprarsele. “Se potessi non le venderei. Le terrei per ricordo. E’ anche per questo che ho sempre cercato di non diventare troppo famoso, altrimenti poi mi costerebbe troppo ricomprarle.”

Oggi l’informazione sull’arte ha un ruolo importante, tant’è che s’assiste a un proliferare di mostre. Lei però non ne sembra coinvolto, come mai? “Oggi, parafrasando Goya, si può dire ‘il sonno della ragione genera mostre’. Io non sono mai stato molto interessato all’arte moderna, e neanche a quella antica. Preferisco quella antidiluviana.” Vuol dire l’arte dei Sumeri? “I Sumeri sono interessanti.” Può dirmi il nome di un artista sumero? “Ghilgamesh, che era pittore scultore, architetto e re di Uruk.” Quindi a lei interessa l’arte antica. “Si sbaglia. Oggi c’è una percezione del tempo rovesciata. Vengono considerate moderne, giovani, sia l’epoca attuale sia l’arte contemporanea, mentre in realtà, venendo dopo tutte quelle che precedono sono più antiche.” Fidia dunque secondo lei è più giovane, moderno, di Giacometti? “E’ evidente. Le cose più vecchie sono quelle che vengono dopo.” Dunque lei si considera un artista antico? “Non è che mi considero, io nonostante tutto sono sicuramente più antico di un artista egiziano.” Ma non crede lei che l’arte contemporanea, fondata sul principio della soggettività, sia radicalmente diversa da quella antica? “L’arte in realtà è tutta contemporanea. Altrimenti sarebbe come se lei vedesse arrivare un’automobile del 1920 e decidesse di attraversare tranquillamente la strada pensando di non poter essere investita, perché quell’automobile è di un’altra epoca. Mentre non è così. Per le opere d’arte è lo stesso. Sono sempre ‘in diretta’”. Perciò secondo lei non c’è differenza tra una madonna di Brunelleschi e un ritratto di Picabia? “C’è differenza. Ma sono entrambi contemporanei, viventi. L’opera d’arte è un oggetto vivente.” Non pochi esperti di arte antica tuttavia confessano di non capire l’arte moderna. “Un matematico che dicesse di capire la matematica antica, ma non quella moderna, sarebbe ridicolo. La matematica infatti è sempre la stessa. Anche l’arte è sempre arte, quando è arte.” Nel 1972, alla Biennale di Venezia, lei ha esposto un’opera, ‘Seconda soluzione di immortalità. (L’universo è immobile)’, che provocò scalpore in tutto il mondo perché la composizione includeva un mongoloide. “Intanto è sbagliato nominare una persona con il nome della sua malattia, è come chiamare qualcuno che ha l’influenza ‘il raffreddato’…” Si, ma può dirmi il significato di quell’opera? “Non si può spiegare a parole, quando sarà esposta di nuovo la vedrà.” Ma come spiega lo scandalo mondiale? “Forse si sono scandalizzati, perché non hanno capito che in realtà è il pubblico a esporsi all’opera, non l’opera al pubblico!”

Untitled, 1996-1997. Oil on canvas, 80x80 cm. Private Collection. Photo: Paolo Terzi, Modena.Che cosa veramente la interessa nella costruzione di un quadro? “Che una volta terminato mi sorprenda e mi rimandi più energie di quante ne ho messe per realizzarlo. Così l’opera essendo ‘antientropica’ contraddice il ‘secondo principio della termodinamica’ e si riappropria del problema della morte e dell’immortalità del corpo, che è sempre stata l’istanza principale dell’arte visiva, senza delegarlo alla scienza e agli scienziati, il che sarebbe pericoloso.” Ma l’opera d’arte obbedisce, secondo lei, a criteri oggettivi o soggettivi? “Per metà la faccio io e per metà si autodetermina.”
C’è chi dice che l’arte visiva sia un’attività esclusivamente maschile… “Anche se la donna è già di per sé un polo creativo del mondo, quando realizza opere d’arte raddoppia la posizione. Duemila anni fa qualcuno ha deciso che la donna era un essere inferiore rispetto all’uomo mentre prima per migliaia di anni nessuno s’era mai neanche sognato di pensarlo. E’ una delle innumerevoli sciocchezze che ci sono state tramandate.”
Ma lei cosa pensa dell’uniformità dei generi oggi imperante? “Che cosa vuole dire?” Per esempio, se esce per strada vede che uomini e donne vestono tutti allo stesso modo… “E’ un’americanata, non mi interessa.” Ma non ha influenza sul campo visivo di un artista come lei? “Io non ho mai preso l’influneza.”
Molti dicono che l’arte oggi è l’unico campo della libertà, l’unica vera possibilità di fuga dall’alienazione… “L’arte non è una fuga, non libera da niente, perché se non si è già liberi non la si può fare. E poi bisognerebbe parlare di ‘opere d’arte’, e non astrattamente di arte, ma solo opere d’arte nel mondo.”

Untitled. Pencil and tempera on panel, 65x62 cm. Gropello Collection.Andy Warhol? Un fotografo creativo
Oggi per difendersi dalla crisi economica, alcuni esperti consigliano di comprare opere d’arte… “Se si credesse davvero nel valore delle opere d’arte, nessuno le venderebbe! L’Italia è notoriamente il paese che ha sempre avuto il più gran numero di inventori al mondo, se si volesse veramente risolvere la crisi economica, anziché lasciare che i nostri brevetti vengano venduti all’estero per poi ricomprare i prodotti che ne derivano, bisognerebbe fare un censimento di tutti gli inventori e le invenzioni italiane, selezionare quelle giuste, comprare i brevetti e creare per ognuno di essi una fabbrica. Si creerebbero innumerevoli posti di lavoro e si otterrebbero così prodotti finalmente originali e competitivi sul mercato mondiale.”
La creatività dunque per lei non sta soltanto nell’arte? “L’artista non è un creativo. E’ un creatore.” Ma lei come artista non si sente un po’ compresso sotto il peso dei creativi, designer, stilisti, pubblicitari? “Le sfilate di moda avrebbero ancora più successo se non ci fossero i vestiti.”
Un tempo il monopolio del bello era riservato all’artista, mentre oggi… “E’ così anche oggi. Soltanto che lo sanno in pochi.”
Cosa pensa delle mostre interdisciplinari, che accostano all’arte visiva i linguaggi più svariati? “La pittura, la scultura, l’architettura – materiali, immobili e mute – sono ontologicamente l’opposto di tutti gli altri linguaggi espressivi che sono invece immateriali e scorrono nel tempo. Quindi è sbagliato metterli insieme. L’artista è come un prestigiatore che con i suoi giochi deve riuscire a sorprendere se stesso. E in questo sta la complessità.” Dunque lei è contrario all’ingresso di questi altri linguaggi nei musei? “L’importante per me è che gli stilisti non vogliano venire a fare le sfilate nel mio studio.”
Lei pensa che lo Stato dovrebbe incoraggiare gli artisti, occupandosi anche di produzione oltre che di conservazione? “Il pittore non ha bisogno di incoraggiamento.”
Oggi molti considerano Julian Schnabel un grande pittore. Lei è d’accordo? “Non ci credo! Ne è sicura? Lei mi vuole prendere in giro.” E di Andy Warhol cosa dice? “Era un ‘creativo’, un fotografo creativo. Non un pittore.” Ma c’è secondo lei qualche artista che è stato sottovalutato? “Sicuramente, se ce ne sono di sopravvalutati, ce ne sono anche di sottovalutati. E i soldi che dovrebbero andare a questi vanno agli altri.”
E cosa pensa dell’arte concettuale? “E’ stata una tendenza americana che negli anni Settanta in Italia ha destato un certo interesse prevalentemente nel meridione, forse per la grande diffusione in quei luoghi di nomi come Concetta, Concettina, Concezione, che a me peraltro piacciono molto.”
Non crede lei che espressioni artistiche tradizionali come la pittura e la scultura siano oggi superate dai nuovi linguaggi? “Il disegno, la pittura e la scultura non sono forme di espressione tradizionali, ma originarie, quindi anche del futuro."

Il Foglio, 20 marzo 1997

 

sfoglia
aprile        giugno
 


 
   
Contattami