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Harvey Mansfield, Max Weber e il Vangelo di Calvino
Pubblicato il 20 aprile 2009, in Diario

Harvey Mansfield non legge i settimanali. Preferisce continuare a tradurre e studiare Tocqueville e Machiavelli, Aristotele e Hobbes. Ma da quando sui giornali si discute del ritorno di Dio, l politologo di Harvard, che è un osservatore spassionato delle miserie contemporanee, come dimostra l’ultimo suo libro, “Manliness”, saggio malinconico sulla fine dell’umanità nell’indifferenziazione dei generi, non rinuncia a una precisazione: “Non è Dio a tornare; semmai ...(continua domani sul Foglio)

Prove parigine di ecumenismo tra il vescovo e il pastore
Pubblicato il 23 maggio 2008, in Diario

Parigi.Le chiese sono deserte, impossibile andare a messa alle otto di mattina d’un giorno feriale; le vocazioni in disarmo; i bambini davanti a una pala di Luca Signorelli domandano “Chi è quella signora col velo azzurro?”. La decristianizzazione è completa, ma forse non irreversibile. Qualcosa infatti si muove se il vescovo di Tolone, Monsignor Dominique Rey e il pastore della chiesa riformata Serge Oberkampf, che professa al Luxembourg, hanno deciso di intraprendere insieme opera di rievangelizzazione. Insieme i due l’altro ieri sera presentavano un libro-intervista (“L’insolence de l’Evangile. Allez et annoncez”, a cura di Jacques Bonnadier, Editions Onésime 2000, 152 pagine, 17 euro) alla Procure, la grande libreria cattolica, proprietà in via di dismissione del quotidiano Le Monde, nel cuore del quartiere latino a Saint Sulpice. Dialogavano e discutevano l’uno a fianco all’altro, il protestante e il cattolico, davanti a una ventina di persone sedute, mentre tutt’intorno la vita della libreria continuava a pulsare. Parlavano di opere e di grazia, di salvezza attraverso la fede, e insufficienza delle opere, di “colonna vertebrale e di conchiglia”, per dire il modo di vivere la libertà personale secondo il messaggio cristiano, autoconvinzione anziché forza dei divieti. Parlavano di una “montagna da scalare in vari modi”, per indicare l’idea di Dio che accomuna le varie religioni, salvo poi sottolineare come il Dio dei cristiani non stia sulla montagna, come quello di buddisti e musulmani, “ma è sceso in mezzo a noi”, come ha detto Oberkampf. Insieme, il pastore protestante e il vescovo cattolico predicano oggi la necessità di tornare al “kerigma”, che è la proclamazione della salvezza come inizio del regno di Dio, che si realizza attraverso la parola di Cristo. Insieme, invocano più teologia, e meno volontariato, più conoscenza e meno opere di bene. “Aiutare i poveri oggi non basta più a definirsi cristiani”, ha spiegato il protestante alle signore raccolte alla Procure, molte con l’aria di dame di San Vincenzo. “Dobbiamo tornare al kerigma e alla catechesi” incalzava il vescovo cattolico, oggi fra i più seguiti di Francia.
Insieme i due si sono messi a predicare il Vangelo per le strade, come l’apostolo Paolo. Pensano che sia il momento di un nuovo ecumenismo e occorra superare le divergenze e i distinguo in dogmi e tradizione e che da cinque secoli separa la chiesa di Roma e la Riforma. L’anno scorso, a Tolone, hanno organizzato per la prima volta due giornate di missione comune nel centro della città, prendicando il Vangelo sul sagrato della chiesa, rivolgendosi ai passanti, fra musiche e canti, attraverso una schiera di fedeli da essi stessi “formati”. Vogliono riavvicinare gli indifferenti al Vangelo, e rimettere la fede cristiana al centro della vita pubblica, contro “il laicismo liberticida che vorrebbe farne un fatto privato”. Vogliono fare proselitismo non in nome del dogma, o secondo un principio di autorità, ma in ragione della libera adesione alla parola di Cristo. Vogliono tornare alla “radicalità della conversione”, come dice monsignor Rey, e ripristinare il “profetismo”, ma con prudenza, come dice il pastore Oberkampf citando Gamaliele, il fariseo che fece rilasciare gli apostoli, “se è opera degli uomini sarà distrutta, se è opera di Dio non potete distruggerli, senza trovarvi a combattere contro Dio”. Predicano un ecumenismo dove l’adesione al Cristo passa prima delle opinioni personali, e le differenze tra cattolici e protestanti, sulla natura e la grazia, si stemperano nel disegno comune. E se qualcuno – durante la presentazione –- domanda loro di indicare in dettaglio qual è il contenuto della loro evangelizzazione in tema di libertà sessuale, matrimonio, contraccezione e aborto, svicolano entrambi da una risposta univoca, forse per non incrinare il muro della solidarietà, ed entrambi invocano la centralità del kerigma.
In realtà, come si evince dal libro, e prima dalla loro vita, improntata a castità e obbedienza nel caso del vescovo, a libertà e autonomia, nel caso del pastore, sposato e padre di cinque figlie, restano divisi sui dettagli, come la contraccezione – proibita dal cattolico, perché la natura è il luogo stesso della Rivelazione, e ammessa dal protestante, perché per lui è la Rivelazione che coltiva la natura, e dunque prendere la pillola non vuol dire ferire o limitare l’autenticità della grazia divina. Ma insistono sulla missione comune.
Sono due eccentrici, due figure laterali, culturalmente minoritarie, visto lo stato del cristianesimo che in Francia ha ceduto all’islam il primo posto delle religioni praticate. Eppure, rappresentano quello strano fenomeno del “retour du religieux” che fa impazzire i sociologi e meditare i filosofi, e che per due pastori come loro non è solo un risveglio spirituale, ma un ritorno alla fede, inziato da molti intellettuali come Jean Claude Guillebaud, Luc Ferry, Regis Débray, e pronto a dare nuovi frutti misteriosi.

MarinaValensise
©Il Foglio, 24 maggio 2008

 

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