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Così in Francia è nato il manifesto laico contro le maternità surrogate
Pubblicato il 13 maggio 2009, in Diario

a. La Francia laica frena sulla bioetica in fatto di maternità surrogata. La settimana scorsa un rapporto del Consiglio di stato, in vista della revisione delle leggi di bioetica, ha preso posizione a favore della ricerca sull’embrione e sulle staminali embrionali; ha prospettato la parziale abolizione dell’anonimato dei doni dei gameti; ma si è opposto alla legalizzazione delle madri surrogate, pur preconizzando soluzioni puntuali per ovviare le difficoltà delle famiglie che intendono far riconoscere i figli nati da gestazione per conto terzi, come le gemelline Menneson, che prive di stato civile da anni trascinano il loro caso in tribunle.
Nel frattempo è esplosa la bomba Morano, dal nome del ministro della Famiglia del governo Fillon, che pur essendo cattolica professa è da sempre favorevole a legalizzare il ricorso alle “femmes porteuses”  nell’ambito delle cure contro la sterilità femminile. Sarkozysta a prova di bomba, la bionda deputata della Lorena Nadine Morano è famosa per le sue levate di capo. Due anni fa pagò con l’esclusione dal governo l’esuberanza elettorale: presentandosi all’improvviso e senza invito alla tribuna del convegno di un’associazione di handicappati, fece riprendere e trasmettere in tv le sue prodezze. Adesso insiste nel difendere “il “gesto di amore e generosità” della maternità surrogata, paragonandolo al dono di organi riservato a quelle donne prive di utero o affette da malformazione uterina, che in grado di produrre ovociti non siano in grado di assicurare la gestazione dell’embrione. Se ammettiamo il dono di ovociti, gameti, e persino dell’ embrione, visto che si può impiantare un embrione nel ventre di una dona che non ne è la madre biologica, – questo  il suo argomento – dovremmo permettere la gestazione per conto terzi nel quadro di una casistica ristretta e ben delimitata.
Adesso però contro quest’argomento difeso con punte di sincero narcisismo (“Se domani mia nipote sterile mi chiedesse di portare in grembo suo figlio, francamente lo farei” ha dichiarato il ministro) si sono schierati i più bei nomi della cultura laica e di sinistra, radical socialista o liberal moderata.  82 personalità del mondo della scienza, della psicanalisi, della medicina hanno lanciato il loro manifesto contro la tentazione di ricorrere alla maternità surrogata, condannando in nome di principi fondamentali, inviolabili e universali qualsiasi compromisso. “Considerare la sofferenza delle coppie sterili non può giustificare la trasgressione dei principi che fondano la nostra vita collettiva, e segnatamente il dovere di protezione dei più vulnerabili. La gestazione per conto terzi apre la via a pratiche altamente contestabili: lo sfruttamento delle donne, la promozione dell’ “indifferenza genetica”, la programmazione di bambini concepiti per essere abbandonati dalla donna che li ha portati in grembo” recita il manifesto degli 82. A sottoscrivere questa dichiarazione solenne, e prima ancora a ispirarla è Sylviane Agacinski, la filosofa moglie dell’ex premier socialista Lionel Jospin, fresca autrice di un saggio contro lo sfruttamento del corpo femminile (“Le corps en miettes” ed. Flammarion). Insieme a lei hanno firmato scrittrici di opposte tendenze come la chiracchiana Blandine Kriegel e la mitterrandiana Gisèle Halimi, psichiatri illustri come Boris Cyrulnik, Monique Bydlowski,  Liliane Daligand, psicanalisti attenti al fenomeno della vittimizzazione come Caroline Eliacheff, ostetrici e ginecologi come Paul Atlan e Jacques Donnez, neonatologi come  Pascal Boileau, neuropediatri come Bénédicte Heron, pedopsichiatri come Marcel Rufo, ma anche genetisti come Axel Kahn, Clarisse Bauman, Pascal Saugier Veber, e premi Nobel come François Barré Sinoussi e Luc Montaigner.  Insieme hanno denunciato i rischi psicofisici connessi alla strumentalizzazione delle donne, mettendo in guarda da una pratica mercantile che finirebbe per ledere i più deboli, E’ la risposta francese all’exploit di Sarah Jessica Parker, la Carrie Bradshaw di “Sex and the City“, che ha annunciato di ricorrere a una gestante per soddisfare il suo desiderio di maternità. Non per niente, a firmare contro la maternità surrogata c’è una star di prima grandezza come Carole Bouquet e un produttore rivoluzionario come Marin Karmitz, considerati entrambi sarkozysti, ma indipendenti.

Marina Valensise
© Il Foglio, 14 maggio 2009


La letteratura e l'impegno: Dialoghi italo-israeliani
Pubblicato il 23 novembre 2008, in Diario

S'apre lunedì con una conferenza stampa all'Hotel Monte Sion di Gerusalemme il convegno organizzato dall'Istituto italiano di Cultura in occasione della visita di Stato del presidente Giorgio Napolitano in Israele. Son giù arrivati Alessandro Piperno, Elena Loewenthal, Edoardo Albinati, Maria Ida Gaeta, Lidia Ravera, Claudio Magris, Filippo Tuena, e tanti altri scrittori, critici, intellettuali italiani. Simonetta Della Seta, instancabile direttrice dell'Istituto culturale italiano, ha organizzato le cose in grande. Martedì Claudio Magris e A.B. Yehoshua parleranno dei confini della letteratura. Mercoledì Ahron Appelfeld, Svyon Liebrecht, Dorit Rabynyan dialogheranno con Alain Elkann, e gli altri colleghi italiani sul retaggio della memoria, mentre grazie a Manuela Dviri Luciano Canfora, Elisabetta Rasi, Sergio Givone parleranno di passato e di presente con Haim Beer, Eli Amir, Meir Shalev, Yael Hedaya, fra gli altri. Si parlerà anche di traduzioni e edizioni, e di invenzione della realtà: attesi Corrado Augias e Giorgio Montefoschi per dialogare con Yoram Kaniuk e Etgar Keret. Giovedì Lectio Magistralis di Napolitano all'Università Ebraica di Gerusalemme, e poi Piperno, Ravera parleranno di provocazione delle parole con Orly Castel Bloom, Bernny Barbash e Eshkol Nevo, sotto la guida di Avirama Golan, David Grossmann e Susanna Tamara della Forza del'interiorità, "moderati" da me stessa, e poi a seguire, nel pomeriggio, sentiremo parlare di done, con Zeruya Shalev e Alon Altaras e di verità della poesia, con Ariel Rathaus e Shimon Adaf, fra gli altri. Programma intenso e molto promettente, per festeggiare i 60 anni dello Stato ebraico.

Per Bondi ogni giorno la carta stampata salva la democrazia
Pubblicato il 16 ottobre 2008, in Diario

Anche il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, è preoccupato. Tutore del patrimonio artistico, archivistico e librario nazionale, poeta e cultore della lingua italiana, pur con le debite differenze, è toccato da vicino dalla crisi in cui versa la carta stampata: perdita di lettori, esaurimento dei contributi pubblici, concorrenza del giornalismo on line. “I beni culturali – ci dice – sono ciò che resta del nostro passato, che vale la pena di tutelare e tramandare. La carta stampata rappresenta invece ciò che noi siamo oggi, ciò che pensiamo di noi stessi. E’ un abito civile maturo, insomma, che aiuta ad avere una più alta coscienza dei problemi sociali. Tutto questo va difeso, mantenuto e sostenuto, perché è la base stessa per l’esercizio della democrazia”.
Esiste per Bondi un rapporto strettissimo tra la difesa della democrazia e la difesa della carta stampata, che merita di resistere a qualsiasi innovazione tecnologica. “Non credo che Internet o la tv determineranno la scomparsa del giornalismo. Il giornalismo muterà, come mutano tutte le forme culturali, ma non morirà, perché anche in futuro ci sarà bisogno di una riflessione non fuggevole, ma approfondita e prolungata sulla realtà, che solo i libri e i giornali possono fornire”. La cosa che più preoccupa il ministro è un’altra, in realtà: l’assenza di un’opinione pubblica matura, colta, civile. “E’ questo il problema vero per la vita democratica. Da noi esiste purtroppo un fossato tra un’élite colta, che legge molti libri, frequenta i festival letterari, fa le code nei musei, e la maggioranza che s’ostina a restare indifferente alla cultura scritta”. Le cause di questa anomalia italiana sono secondo Bondi non solo “l’arretratezza, la scarsa diffusione di libri e giornali”: è una distorsione della carta stampata. “I quotidiani italiani offrono  uno spazio spropositato al ‘teatrino della politica’ – dice Bondi – puntano sulle notizie clamorose, negative, sorprendenti, inseguono la tv, mentre riservano un’attenzione limitata all’approfondimento, alle inchieste, a ciò che avviene nel mondo”. Eppure, in molti casi, il numero della foliazione cresce, gli inserti settimanali si moltiplicano, aumenta lo spazio per servizi e commenti. “I giornali hanno troppe pagine”, risponde Bondi, parlando da “lettore che di giornali e libri non può fare a meno”. E continua: “Sono troppo gonfi di cose. Non lo dico perché mi rivolgo ai lettori del Foglio, che è un esempio del contrario, ma preferirei leggere giornali più sintetici, con meno pagine e un maggiore contributo a far conoscere la realtà, cosa che salvo rare eccezioni non mi pare la norma dei quotidiani italiani”.
Ma quando si sottolinea la stretta correlazione tra la scarsità delle risorse disponibili e la mediocrità delle ambizioni di cui dà prova il giornalismo italiano, il ministro invita a mobilitarsi, citando l’esempio dell’editoria, che compete peraltro alla presidenza del Consiglio. “Il mercato librario italiano è il quarto o quinto del mondo, ma è sostenuto solo da un piccolo spicchio della società. Dagli stati generali dell’editoria, che si sono tenuti di recente, sono emerse varie proposte come quella di  ripartire dalle scuole, di puntare sulla comunicazione televisiva, di coinvolgere il territorio, le associazioni locali, la società civile, di attivare i teatri organizzando pubbliche letture”.
Quanto al diretto contributo dello stato,  per foraggiare l’acquisto della carta o sostenere la distribuzione, voci che gravano enormemente sui bilanci dei giornali, il ministro sembra escluderlo: “Non è questo il problema. In Italia mancano idee e progetti. L’orientamento prevalente da parte della stampa mi pare non tenda a suscitare l’interesse del pubblico. In realtà, non siamo di fronte a un fenomeno di pochi lettori, ma di perdita dei lettori, che colpisce persino la freepress. I giornali perdono lettori perché c’è una disaffezione verso la loro linea, un’insofferenza verso i loro contenuti e la loro ridondanza”.
E se poi s’insiste, evocando le misure che il presidente francese Sarkozy è pronto a prendere per superare la sottocapitalizzazione della stampa francese, salvaguardare il giornalismo scritto dalla morsa del giornalismo on line, dove l’assenza di controlli si combina con l’assenza di scrupoli, il ministro Bondi sembra comprendere:  “Come lo stato si fa carico dei problemi derivanti dalla crisi finanziaria per le banche e altri soggetti, così non ci sarebbe niente di male se si interessasse anche a sostenere attività culturali, con partecipazioni temporanee ed eccezionali, per arginarne la crisi”. Con un’unica avvertenza, però, concude Bondi: “Non accollare il deficit strutturale sulle spalle dei contribuenti”.

MarinaValensise
© Il Foglio 16 ottobre 2008



 

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