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La crudeltà dell'ironia
Pubblicato il 3 febbraio 2013, in Diario



 A Parigi, chi entra in un supermercato del faubourg Saint-Germain per fare la spesa il sabato mattina ha un’unica proeccupazione. Non i prezzi, non il tempo che manca, non l’impossibilità di scegliere fra tanti prodotti, ma la necessità di guardarsi intorno, fra le fila di scaffali rigurgitanti di merci. L’ansia di intercettare fra confezioni di biscotti, formaggi, prosciutti e detersivi una signora minuta coi capelli corvini cotonati alla Amy Winehouse e lo sguardo ammaliante di una Sharazade circassa, spinge a stare all’erta. La signora infatti potrebbe spiarvi, fingendo di scegliere l’insalata. Incollarsi dietro di voi nella coda al banco dei formaggi per captare con le sue antenne ultrasensibili il vostro respiro, le vostre frustrazioni da consumatori, la vostra smania di umiliare, prevaricare, o semplicemente aizzare al peggio il poveretto che quel giorno avesse deciso di accompagnarvi a fare la spesa. Potrebbe fare tutto questo senza che voi nemmeno ve ne rendiate conto  per poi riversare il tutto nei suoi dialoghi teatrali, nei suoi racconti, nei suoi romanzi.
La signora esiste in carne d’ossa. Abita nel vostro stesso quartiere. E’ ricca, famosa,  implacabile. Si chiama Yasmina Reza. E’ una drammaturga di successo che passa la vita a osservare i suoi contemporanei, a registrare le loro debolezze, le meschinità, i punti morti, i salti d’umore, per farne la materia prima di un’opera d’arte continua. Da anni li studia con la stessa meticolosa passione che un entomologo mette a scrutare i suoi insetti. La differenza è che mentre l’entomologo non parla mai di affetti, di emozioni degli scarafagetti o dei moscerini che studia, Yasmine Reza non fa altro. E per questo oggi è considerata un’autore di culto. Autore di un’opera celebrata, univeralmente apprezzata, è una scrittrice “fantasque” come dicono qui per indicare quella capacità mitopoietica di trasformare il mondo a propria immagine e somiglianza pur di compiacere le attese del prossimo. E’ in grado di estrarre un’insignificante traccia della vita quotidiana, da un incontro al bar, da un movimento di sguardi tra due che stanno in fila alla posta, per trarne la trama di un’epopea tragicomica, toccando tutte le gamme della facezia umana: l’arguzia, l’ironia, la grazia sorniona  sino a sfumare  vuoi nella perversione più spietata ,vuoi nella compassione più partecipe. (,,,)

 
continua sul http://www.ilfoglio.it di sabato 2 febbraio, inserto IX


 

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