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Berlusconi smorza i toni, ma nessuno dimentica che ha detto la verità
Pubblicato il 23 ottobre 2008, in Diario

Potenza del mite. La voce grossa e la faccia feroce saranno durate meno di un giorno. Nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, accanto al ministro della Pubblica Istruzione, Silvio Berlusconi ha detto con parole chiare e forti una verità semplice e evidente che però, da quarant’anni, non sembra avere più diritto di cittadinanza fra noi italiani. “Non permetteremo che vengano occupate le scuole e le università, perché l’occupazine di posti pubblici non è una dimostrazione di libertà, non è un fatto di democrazia; è una violenza nei confronti di altri studenti, delle famiglie, delle istituzioni, dello Stato”. Parlava con con tono fermo, scandendo le pause, Berlusconi: e dalle sue parole ha tratto la logica conclusione con un annuncio ad alto rischio:  “Convocherò oggi stesso il ministro degli Interni e darò istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa accadere”.
La maggioranza che la primavera scorsa ha portato  la coalizione di centro destra al governo avrà avuto un sussulto. Finalemente, pane al pane! Era ora! Per una volta poteva salutare la coerenza di un politico, pop quanto si vuole, ma sui generis, che nei momenti di emergenza non tentenna, va dritto per la sua strada, anche a rischio di risultare impopolare. Poteva riconoscere nella baldanza legalitaria del capo del governo l’espressione dello stesso metodo seguito a Napoli per risolvere, in soli tre mesi, l’annoso problema covato per quindici anni dalla prolungata inerzia di una classe politica in balìa del ricatto locale e dell’intimidazione criminale. E infatti, da uno che ha liberato Napoli dai rifiuti, mandando l’esercito e ordinando di scavare nuove discariche in località segrete, ci si poteva mai aspettare la solita indulgenza, il misto di acquiescenza e disfattismo, che da anni i principali responsabili politici dedicano alle goliardate della gioventù italiana? Ci si poteva mai aspettare la remissività compiaciuta e lievemente soddisfatta verso le stanche liturgie, dalla pretesa liberatoria, che da quarant’anni l’internazionale giovanile ripete a ogni inizio di stagione, come un’iniziazione obbligata o un rito di passaggio verso la vita adulta? Occupazione, autogestione, cortei, sacchi a pelo, barbe lunghe, e poi golfoni stràmici, occhi gonfi di sonno e di erba, la voglia di fare casino, ribellarsi, protestare, perché il mondo comunque fa schifo, il governo è repressivo, e la riforma in ogni caso penalizza il nostro avvenire. Francamente no, nemmeno davanti alla configurazione inedita del fronte comune di studenti e professori avversi a ogni riforma. Da un tipo come Berlusconi, che continua la sua luna di miele con più del 60 per cento degli italiani, unico leader di una democrazia occidentale che per cinque volte si presenta alle elezioni e per tre viene eletto aumentando i consensi, per quanto paradossale possa sembrare, ci si poteva aspettare una certa fermezza, il coraggio di una lingua chiara, forte, stringente e di misure conseguenti.
La fermezza però è durata poco. Saranno bastati i picchetti in tutta Italia di studenti sul piede di guerra contro la riforma della scuola, e i tagli di Giulio Tremonti sull’università, i cortei spontanei per le vie di Napoli, i sit in a Roma, Milano, Bologna, il muro di libri in piazza san Giacomo a Trieste, l’occupazione decretata in tante facoltà, i corsi a cielo aperto con le lavagne in piazza Montecitorio, oppure l’urlo di guerra lanciato da un’atrofisica ancora atletica, come l’ottantenne Margherita Hack, che ha abbandonato il suo laboratorio per salire su una sedia in Piazza della Signoria e arringare la folla fiorentina con foga neosavonarolica: “Un riforma così importante fatta con un decreto legge senza discussione in parlamento è una falsa democrazia. Questo governo distrugge l’Italia”. Sarà stato il clima incandescente fomentato da un’opposizione che non sognava altro per manovrare le piazze e rimettersi alla testa dei perseguitati, fatto sta che, sommerso da una valanga di critiche, colpito dall’ipersemplificazione dei media e dai loro titoli ferali (tipo “contro gli studenti mando gli agenti”), sarà per la mano tesa agli studenti lanciata ieri in Senato dalla Gelmini, che è tornata sui termini reali di una riforma che per ora riguarda solo la scuola, sarà per tutto questo ed altro ancora se il presidente del Consiglio ha finito per mitigare i toni. “Impedire che qualcuno eserciti un proprio diritto credo debba essere considerato un reato” ha detto Berlusconi appena arrivato a Pechino, smentendo la possibilità di ricorrere alle forze dell’ordine. “Chi è in dissenso con le cose che facciamo è liberissimo di manifestarlo “ ha aggiunto mite. “Nessuno però può impedire a chi non è d’accordo di esercitare il proprio diritto. E’ un dovere del governo garantirlo ed è giusto occuparsene”. Eppure, per quanto necessario sia stato il ripiegamento tattico, nessuno può pensare che basterà a farci dimenticare la verità detta e ribadita dal Cav.

Marina Valensise
© Il Foglio, 24 ottobrer 2008

 

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