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Dove la storia finisce

Finito di leggere l'ultimo romanzo di Alessandro Piperno, "Dove la storia finisce" pubblicato da Mondadori.  Il cuore  di questo romanzo molto teatrale, con dialoghi perfetti da recitare in palcoscenico, è la famiglia e la negazione della famiglia, e il suo dramma sono le relazioni coninugali, e quelle padre-figlio, madre-figlia, generi-suoceri. Piperno ritorna sul suo campo di gioco prediletto, la borghesia ebraica romana, la promiscuità dei matrimoni misti, l'alineanzione delle classi dirigenti, per consegnarci un bell'affresco del nostro mondo contemporano, dove i demoni e le pulsioni del nihilismo narcisista  rischiano di corrodere i sentimenti, sino a renderli impossibili, fino a quando un finale a effetto dettato dai tempi non  segna un'inversione di roFra le pagine più riuscite le ossessioni della vita quotidiana, dove l'infelicità  si tramuta nell'odio di se e l'odio di sé si colora di insofferenza, per una camicia sfilata come fosse una polo e gettata per terra. "Slaccia solo i primi due bottoni, la sfila come se fosse una pola e la molla per terra vicno al letto. Gliel'ho detto un mucchio di volte che non si fa. Che neon è rispettoso.Che le camicie si aprono fino all'ultimo bottone e si mettono nella cesta in bagno. Ma lui niente, se ne frega.Dovresti vedere come riduce le stanze d'albergo, asciugamani bagnati, bottiglie di Coca, confezioni di arachidi ovunque. Mi vergogno talmente che la mattina do una pulita e tiro su le coperte. E' una questione di rispetto. Così mi ha insegnato mia madre". Ma a un certo purnto  l'odio, il rancore, la delusione, il disprezzo battono la ritirata, di fronte all'incursione inaspettata dell'apocalisse.

Pubblicato il 16/10/2016 alle 11.30 nella rubrica Diario.

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